PERCHE’ “The Maker”?

Non ho mai vissuto in questo mondo: fin da piccola ho sempre avuto il presentimento di avere un’etichetta diversa stampata in fronte, come un terzo occhio, qualcosa di unico e di incontrovertibilmente non umano. Qualcosa di DARK, un legame viscerale con il lato oscuro e terreno della vita che mi portava a guardare i film horror senza schifarmi (bei tempi…) mentre alle altre bambine veniva il vomito. Oppure a dichiarare il mio amore per i pipistrelli e le lucertole (dicevo di aver volentieri voluto un serpente come regalo di Natale), a giocare a dar da mangiare ai ragni, buttando nella loro tela ogni genere di insetto solo per il gusto di vederli morire.

Se poi, in più, per passatempo (tutti i bambini hanno una certa dose di sadismo, si sa), decapitavi le formiche con la riga, venivi considerata “strana”, quasi con la peste addosso.
Ma quando un’anima è DARK, non può sottrarsi al suo destino.
In passato sono stata presa in giro, derisa, esclusa, umiliata per essere diversa.
Da adolescente ho deciso di chiamarmi definitivamente SYGNO DRAY, una specie di acronimo slang che vuol dire “bollata come dark lady”.
Quersto sarebbe stato il mio cognome, la mia firma, il segno del mio passaggio. Ed avrei scritto, avrei scritto tutto il mondo che avevo in testa, che mi perseguitava dalla nascita, che voleva a volte afferrarmi e stritolarmi, a volte accogliermi come una famiglia  accoglie un figlio dopo un lungo viaggio…

 
Vuoi sapere che c’entra “The Maker”???
C’entra, c’entra…Perchè se io non ci sono, non ci sei neanche tu. Perchè sono io a farti essere un ragazzo, un eroe o semplicemente un insetto qualunque. Io decido della tua esistenza sulla carta, nella mia e nella tua mente. L’”Artefice” del gioco, il fautore della storia, della leggenda e del mito. Colui che è ambiguo e onniscente, mentre tu non sai come va a finire.
Ecco perchè “The Maker”. Ecco perchè “SYGNO DRAY”.

UNA DONNA

Nella triste meraviglia della giungla,
la donna cercò un po' di refrigerio.
Ma a vederla con la lente un po' ingrandita,
questa parte del mondo è consumata.

Gli anni sono svaniti in un baleno
e di foglie gialle è tutto pieno.
Colonne di automobili si contendono gli ultimi posti
si battono per due tavoli, costi quel che costi.
niente allegria e nessun rispetto per la Madre Terra,
questo è un dono sbiadito e sottile e l'uomo lo sotterra.
Lo schiaccia più volte sotto il peso di un'altra cultura,
che ha come assurdo, primo principio, non averne nessuna.

Nella triste meraviglia della giungla,
quella donna, di continuo distratta
dalle voci di un mondo, ora molto lontano,
dipinge con gli occhi e scrive con la mano.

Pochi sanno apprezzare il silenzio
che da un altalena abbracciata alla luna.
E dagli alberi assorbire la vita senza misura,
pensando al tempo trascorso, quasi senza vederlo.

Niente suoni di chitarra oggi, per la nostra gita,
niente più amache nascoste all'ombra, nemmeno una risata.
E' bastato l'orrore del mondo, che non è più lontano.
Tu lo ascolti con l'orecchio teso e lui ti inghiotte nel vuoto.

     Little, mute, M 

bambole altalena 3

 

I RAGAZZI DELLA VIA PAL

 

 GEREB

 
 
Sto ballando su trenta denari,
rinchiuso nella mia stanza
mentre i compagni della mia storia
si ammazzano a distanza.
 
Sono sporco di vino e pane
gettatimi addosso dal Cristo Ernesto,
ho spedito la mia staffetta
a supplicare il mio maestro.
 
Per favore, mio generale, lasciatemi ritornare,
potrei, anche volendo, accompagnare il cane.
Per favore, amico mio, perdona il cervello insano,
l'anima quella notte morì nello stringere una mano.
 
Sono nato per esser secondo
con meno un voto nel cappello
che gettavo a quell'italiano
che abboccava nel tranello.
Quella notte, sul ponte del lago,
là, sull'isola galleggiante,
il germe del comando
fu un sorriso rassicurante.
 
Per favore, mio generale, capisca che le Camicie Rosse
sono state un errore gigante su cui si deve soprassedere.
Per favore, capitan Franco, capisca che sono stato
la causa determinante della rovina del nostro Stato.
 
E il generale Giovanni, quel pomeriggio mi chiuse in fortino,
ero finito suo prigioniero e volle negarmi il grado.
Il vile più vile dei vili non poteva servir più a niente
si era fatto una statua di sale al ricordo fulminante
 
di quel giorno, laggiù, all'Orto
quando Ernesto fu torturato
senza emettere nessun lamento
e per quello si era ammalato.
 
Generale, io vi prego, non ne posso portare il peso,
negatemi anche la colpa, io ho già tutto speso.
Generale, non credevo potesse andare a finir così
da quando, per una volta, a Franco io dissi sì.

                                          155.jpg            

              

The Maker SygnoDray

 
 

PRIMA DI UN ADDIO

 

Tu, anni luce da qui,

hai diviso il tuo cuore con chi

non lo voleva.

Forse sai un po’ di me.

Impotente ho donato me stessa è già un anno

che io

non so più come andò

ma ho lasciato le penne

per un pugno di squame e di lacrime.

Penso a te che rimani a guardare,

dici ho fretta, ora devo scappare.

Il freddo del tempo farà il suo corso.

Ma io, se ci fossi tu, io sarei diversa,

sarei come mi sogno, tu come mi vuoi?

Ma tu, se ci fossi io, ritorneresti

dove forse vorresti, a prima di un addio

che non ero io.

Tu, anni luce da qui,

mi ricordi di quando ero un’altra malata di sogni.

Forse sei come me.

Io lontana ho dannato me stessa credendo di vivere.

E non so che farò

ora ho lasciato il mondo

e respiro la polvere e l’odio.

Mentre tu mi continui a guardare.

“Come stai?”, ma sorridi di meno.

Sei l’unico assente, nel mio presente.

Mi sfuggi di mano.

                                                                   The Maker SygnoDray

GODS’-TEAM. Chap.2 – L’incontro (part one).

Sidice che la testardaggine, altrimenti chiamata costanza, renda gli uomini superiori. Bene, anche se potrebbe essere un’esagerazione e che non sempre la costanza è una virtù, le tre ragazzine davanti all’entrata dell’Astoria, giovedì mattina si sentono proprio da Dio.

Alla fine ci sono riuscite: trovarsi nel posto giusto, al momento giusto, in mezzo ad una folla di fans esaltati che strepitano come ossessi e sventolano striscioni e tutto per cinque ragazzi con un mucchio di soldi e una fortuna sfacciata per essere stati i prescelti per aggiungersi al resto dell’Olimpo delle star della musica.

Solo che non si pensa mai che il successo chiede sempre un prezzo da pagare e il più delle volte è un prezzo molto, molto alto. Provate a chiederlo a loro, i cinque ragazzi sballottati su un furgoncino blindato che si sta dirigendo a rotta di collo verso l’hotel!

- Che palle…-sta dicendo Howard Dwaine Dourough, riassumendo in due parole una settimana di tour.

- Ragazzi, che fate?

- Niente di che, Train. Ma il cucciolo si è addormentato.

- Poverino…

- Poverino un corno, Bri! Ieri sera ha fatto di nuovo le ore piccole e tu hai gran parte della colpa! Dovete smetterla di raccontarvi quelle stupide storielle a notte fonda!

- Ma se è sempre lui a spaventarmi!

- Sì, però tu ti addormenti come un sasso e lui resta sveglio!

- Quel Chaos! Sicuramente un ragazzo troppo impressionabile! Lui le racconta e lui si spaventa per le sue stesse stronzate! Roba dell’altro mondo…

- Beh, svegliatelo, no? Siamo quasi arrivati.

- C’è gente?

- Bobo ha detto che ce n’è una marea.

- Cavolo…

La navetta blindata proveniente dall’aeroporto si ferma davanti all’ingresso dell’Astoria Hotel alle quattro e zerosei del pomeriggio del 20 settembre 1997, al centro di una zona transennata, contornata da una fiumana di ragazzi, soprattutto ragazzine che vengono ripetutamente spintonate dai bodyguard.

Le urla si fanno più intense quando si spalanca la portiera del mezzo e, dopo un’occhiata circospetta, ecco a voi AJ Mac Lean, in una delle sue rarissime apparizioni in tuta da ginnastica e scarpette, con uno zuccotto rosso sulla testa, i soliti occhiali scuri e le solite catenacce al collo. Scende dal furgone dondolando a destra e a sinistra come la parodia di un vecchio cowboy.

Segue HowieD, di cui sopra, anche lui in tenuta sportiva, i capelli neri e lunghi raccolti in un codino strettissimo: sorride subito alla folla e comincia a fare il giro degli autografi, accompagnato da due gorilla, molto disinvolto.

Anche Kevin Scott Richardson mostra savoir faire con il suo pubblico, salutando ovunque, concedendo agli obiettivi di fotografarlo in canottiera blu e larghi pantaloni da palestra neri a bande bianche: un ragazzone alto dai muscoli perfetti che avrebbe entusiasmato uno scultore classico.

Per Brian Thomas Littrell l’abbigliamento sportivo non è affatto una novità. Lui scende dal furgoncino a testa bassa, piuttosto impacciato, perché si sta tirando dietro qualcuno:

- Andiamo, fratellino…

- Aspetta! Il mio Game Boy!- protesta una voce sottile e mezzo addormentata, dall’interno.

Brian si allontana un po’ e finalmente scende anche il quinto ragazzo: un biondino alto e talmente magro e con un tale testone che sembra impossibile non si pieghi in avanti curvato dal suo peso. Nicholas Gene Carter ha appena diciassette anni e un bel paio di occhi blu, l’unico tratto maturo della sua fisionomia. È molto abbronzato, per quel poco che si riesce a vedere della sua pelle, visto che persino la sua faccia è seminascosta  dai capelli a caschetto lungo e calato tutto sulla fronte, quasi si vergogni a
farsi vedere da tutta quella ressa di anime impazzite.

In spalla ha un borsone Nike e in mano, stretto come se fosse la sua stessa vita, un Game Boy scolorito e ammaccato che, a quanto pare, è stato usato per ventiquattr’ore al giorno e trecentosessantacinque giorni all’anno.

Il ragazzo si guarda attorno sconcertato: che bagno di folla! E meno male che stavolta AJ non l’ha spinto fuori per primo, come al solito! Quel bastardo lo fa sempre, perché Nick è molto alto per la sua età e fa sempre effetto sulle fan, con quei suoi occhioni da principe azzurro e quel sorriso da americano un po’ timido. Lo fa perché in questo modo può schizzare via senza che la folla investa lui, attirata dal più piccolo del gruppo e questo perché anche AJ è di natura molto timida, anche se nessuno lo penserebbe mai, vedendolo in azione sul palco: i viaggi lo rendono sempre nervoso e stanco, quindi in vena di cattiverie.

- Brian!- chiama Nick, in direzione del suo migliore amico, che gli si avvicina subito, nonostante sia impegnato a firmare qualcosa come una ventina di autografi tutti insieme.

- Dimmi, fratellino: qualcosa non va?

- Stammi vicino: credo di avere i capogiri…

Brian scoppia a ridere:

- Sai, Nicky? Non credo che tu sia un “uomo della folla”!

- Nessuno mi ha chiesto di esserlo…-brontola Nick. Anche a lui i viaggi fanno davvero schifo.
Brian, invece, soffre da tempo immemorabile di vertigini e il solo pensare all’aereo gli fa rivoltare lo stomaco.

- Coraggio, sei un personaggio pubblico, ormai: devi farci l’abitudine.

- Sono già cinque anni che ce ne andiamo in giro per il mondo e ancora mi vieni a parlare di farci l’abitudine? Beh, amico, forse voi ci siete riusciti, ma io no. Non riuscirò mai a comportarmi come se niente fosse davanti a un mare di pazzi che gridano il mio nome e agitano quegli stupidi striscioni! “NICK TI AMO!”, “NICK SPOSAMI!”, “NICK! NICK! OOOH, NICK!!!”.

- Piantala di farmi ridere, scemo!-grufola Brian, con una mano sulla bocca – Non è il momento adatto!

- Io me ne vado in camera- dichiara Nick, cambiando completamente il tono della voce in una specie di lamento- Non ce la faccio più…

- Non fare il deficiente, accontenta qualche fan.

- Ma…

- Pensa che parecchi di loro sono qui dall’alba per vederci. Non puoi deluderli.

Nick sbuffa e la cortina dei capelli si solleva in una nuvoletta dorata.

- E va bene! Ma sarà l’ultima volta!

- Ok. – risponde Brian, tranquillamente. Tanto lo sa che lui dice sempre così.

- Posso lasciarti senza il timore di uno svenimento, fratellino?

- Sì, sì: me la vedo io.

Brian si allontana verso un angolo di gente che lo sta chiamando a gran voce da un bel pezzo.

Dappertutto i flash degli obiettivi rendono quella marmaglia un miscuglio sbriluccicante da mal di testa, ma Nick cerca di non farci caso. Decide di buttarsi verso un lato delle transenne dove non c’è quasi nessuno. Una guardia del corpo se ne accorge e lo segue subito.

- NICK! NIIICK!!!

- UN AUTOGRAFO, NICK!!!

- A ME! A MEEEE!!!!

- Oh, Dio, ti prego, salvami…-mormora lui, chiudendo gli occhi un istante. Quando li riapre e li solleva di nuovo sulla folla, a pochi metri da lui, separata dalle transenne, c’è una ragazzina. È immobile in mezzo a decine di ragazze che si agitano con i blocchetti in mano e sembra circondata da un guscio protettivo che impedisce loro di schiacciarla. La ragazza non grida, non chiede nulla con la voce, ma ha due grandi occhi verdi che implorano qualcosa.

Ecco, è da quegli occhi che Nick comincia a sentire.

Sente che l’unica cosa che lei vuole è essere vista.

Essere vista da lui.

La conosco?

La domanda deriva da una sensazione che non è un semplice dejà-vu, ma qualcosa di enormemente dilatato, un tempo immenso in cui ricorda quello sguardo sempre fisso su di lui, e lo sguardo si trascina dietro, come su uno strascico nuziale, voci tra le quali alcune suonano familiari, altre completamente sconosciute, alcune così dolci, altre lacerano i timpani, sono grida di guerra.

Per un istante i suoi occhi balenano di una tenebra profonda, quello stesso istante in cui avverte quella strana sensazione. Mai provato nulla di simile in vita sua.

Ma allora perché, in una piccola parte del suo cuore, gli sembra di tornare in vita solo in quel momento?

Rinascere? Ma…MA CHE DIAVOLO STA RIMUGINANDO???

Bene, ha chiara solo una cosa, ora che la sensazione è sparita: deve avvicinarsi a lei. Parlarle. Fare qualcosa.

E deve farla in questa dimensione, in questo tempo, in questo spazio.

Adesso.

Soltanto il giorno prima, a casa di Raffa, quando avevano programmato tutto l’appostamento, Dany pensava che se avesse visto Nick Carter in carne ed ossa, anche solo da lontano, prima avrebbe strillato di gioia, poi sarebbe scoppiata a piangere, infine sarebbe svenuta, senza preoccuparsi del decoro pubblico.

In cuor suo, però, si aspettava diversamente, senza sapere esattamente il perché. I guai passati negli ultimi anni le avevano dilaniato il cuore talmente tanto, che si era messa in testa che in futuro poteva solo andar meglio.

Per chiunque la conosca è considerata da sempre una svitata e in effetti ha sempre avuto un modo tutto suo di percepire il mondo esterno, soprattutto i sentimenti. La sua è una sensibilità alla quale lei non fa caso, perché crede fermamente che sia normale, ad esempio, guardare le foto di un estraneo e riuscire a capire esattamente cosa sentiva al momento in cui sono state scattate.

Tramite alcune amicizie che ha da quando è nata, ad esempio quella con il Governatore della città e sua moglie, è stata insignita di facoltà molto particolari, fra le quali quella di comunicare con qualsiasi specie animale.

Ovviamente, di quelli del Quartiere nessuno ci crede, pensano sempre che parli da sola, quando lei risponde alle sue molteplici “voci” e questo non fa che peggiorare la sua situazione di emarginata.

Le uniche amiche che sembrano sopportarla sono Raffa e Ale.

Anche loro conoscono il Governatore.

Tornando a Nick Carter, era stato un suo poster a metterla in dubbio su alcune piccole cosette.
Innanzitutto: perché era arrivata al punto di pensare a lui così spesso? Che stupidata, tante ragazzine si strappano i capelli per le popstar, ma…

Ma lei non pensava affatto alla popstar.

Il poster che teneva nella cameretta della sua casa nel Quartiere, unica eredità dei suoi genitori, le aveva parlato mille volte.

Gli occhi di Nick le avevano parlato.

Sentiva che per lui avrebbe potuto fare qualcosa.

Qualcosa adesso.

D’accordo, si sarebbe avvicinato. Ma che cosa le avrebbe detto? “Posso fare qualcosa per te”?

Sì, e magari fare una figura di merda!

Però, accidenti, è proprio questa l’impressione che le ha fatto…

Forse ha davvero bisogno di aiuto…

Chissà, al gruppo capita tante volte di ricevere richieste di denaro per una miriade di associazioni umanitarie, ospedali, gente che ha tipo bambini malati gravi…Ne sa poco o niente di queste cose, è Kevin che se ne occupa, lui e quel santo di suo cugino Brian.

Si accorge che, mentre sta pensando ‘sto pandemonio, piano piano, sta andando verso di lei e quando finalmente le è arrivato davanti, circondato dalla montagna umana dei bodyguard, l’unica frase che riesce ad articolare è:

- Vuoi un autografo anche tu?

- Non vale un autografo il ricordo di averti visto.- sorride la ragazza, come se si fosse tolta un peso.

Non credeva di potergli rispondere così. E Nick non credeva di sentirsi rispondere in quel modo e con quel tono sereno e disarmante.

Ha detto che sono importante per lei.
Chiaro, per i fan siamo importanti. Ma l’ha detto come se fosse la cosa più normale del mondo, come se stesse parlando ad un amico o ad un parente…

-Ehi?- lei si piega di lato, come per guardarlo meglio sotto la frangettina dei capelli- Che c’è?

Oddìo, che cavolo le dico???

- Ecco…pensavo: se una cosa del genere l’avessi detta a Kev, avresti fatto più colpo. Il filosofo è lui.

- C-cosa?

- Ti andrebbe di farci quattro chiacchiere?

Adesso è Dany ad andare nel panico: ha visto il sorrisetto diabolico di Nick.

- Cos…

- Oh, beh…Sai, lui non trova mai interlocutori all’altezza!

La ragazza lo fissa con gli occhi socchiusi:

- Cosa c’entra Kevin? Mi stai prendendo in giro?

In risposta, lui le tende una mano e stavolta il sorriso è genuino:

- Vieni con me.

- Il tuo posto è con me…

- Oh, non accadrà mai!

La mano tesa, ad abbracciare qualcosa che non c’è, si stringe in un pugno rabbioso.

 

 

 

La mano tesa incontra quella della ragazzina: Nick tira Dany verso di sé e la fa sbattere contro la transenna. Si era completamente dimenticato dell’esistenza di quella barriera fra loro due!

- Ahia!

- Scusa…

Scusa??? A Momenti mi spiaccicava!

- Nick!- grida Brian, che è già sulla porta dell’Astoria – Ma che fai? Muoviti!

- Hop, cucciolo!- gli fa eco AJ, che invece è appena entrato- Vieni dal tuo padrone, hop! C’è un bell’ossicino per te!

Howie mette la testa fuori dal reticolo del serra serra in cui lui e Kevin sono invischiati:

- Non vedete che è impegnato?

- Nick?- lo richiama Kevin- Noi ce ne andiamo, eh?

- Arrivo! Aspettatemi! Bri! Ragazzi! Ho trovato la persona con cui faremo la nostra chiacchierata!- cinguetta Nick, tutto contento.

A quel punto, anche AJ sbuca fuori dalla hall:

- Con una ragazzina?- dice, storcendo il muso.

- Ehi, non fate gli ipocriti! Lei è una nostra fan! Ci vantiamo sempre di dare spazio ai nostri fan, quindi…

- D’accordo, d’accordo, portala pure dentro!- si lamenta Kevin, portandosi le mani alle tempie e scuotendo la testa, frastornato

- Ma non finirmi di ammazzare! Ho già un’emicrania da viaggio degna di un post-ultimo dell’anno!

Nick si rivolge a Dany con un sorriso:

- Allora: vieni?

Sembra un bambino che vuole invitare il suo migliore amico a giocare col suo giocattolo nuovo.

Dany rimane qualche secondo spaesata: come? Cosa? Io? Ma… ci sono tutti quegli orribili ragazzi, oltre a te! E poi… di cosa potremmo mai parlare?

- Beh…- risponde lei, con un filo di voce- Ci sarebbero anche le mie amiche…

- Amiche?

- Siamo più che sorelle: senza di loro non vengo da nessuna parte.

La frase è esattamente quello che sembra: una minaccia bella e buona. Ma quale non è la sua sorpresa, quando il ragazzo, non scomponendosi per nulla, le domanda solo:

- Quante sono?- come se fosse ansioso di conoscerle.

- Due. Sono due.

- Magnifico! Sequestriamo anche loro, no? Chiamale, presto!

Nick è entusiasta: in parte ne avrebbe combinata una bella a Kevin, facendo chiasso nella loro suite con tre ragazzine sconosciute; quel musone ha sempre le sette piaghe addosso e si comporta come un matusalemme del cavolo!

L’altro motivo è tutto suo: poter conoscere ragazze normali, in particolare quella strana ragazzina che lo tratta come una persona qualunque.
Anche se quella frase che aveva detto prima era una sciocchezza da fan, detta nel modo in cui lei l’aveva detta, aveva assunto un significato diverso…

Ora come ora, ha il sospetto che la cosa abbia forti legami con la sensazione provata appena aveva visto lei tra la folla.

Come a dire: la curiosità è femmina? Oh, no: si chiama Nick Carter e, a meno che non crediate alle baggianate dei media, Nick Carter è un ragazzo che i magnifici occhi di lei li ha visti eccome! Ed ha notato anche che, anche se ha un viso da bambina,
un paio di curve lei le ha già messe, soprattutto sul davanti!

Ma queste sono cose che passano in secondo piano, considerando tutto il resto e Nick, povero ex bambino prodigio, adulto per forza, non riesce proprio a resistere.

Intanto, Dany ha chiamato Ale e Raffa, rimaste indietro, stritolate dal carnaio di ragazze in delirio, e se noi fossimo Nick, ci chiederemmo come mai Dany è sopravvissuta indenne a quel macello di corpi uno sull’altro. Ma ormai lui è già distratto, impegnato a fare la radiografia anche alle altre due, godendosela un mondo vedendole parlare tra loro:

- Dany! Ma che hai combinato?- strilla Ale- Questo è Nick Carter!- aggiunge, indicandolo come se fosse la cosa più obbrobriosa che avesse mai visto.

- E allora? È soltanto un ragazzo!- replica lei, col naso all’insù.

- Ah, grazie mille!- protesta lui, cercando di non scoppiare a ridere.

- I BSB vogliono parlare con noi. – annuncia Dany.

- Non dire cavolate!- esclama Raffa e poi, come se niente fosse, schiaffa in faccia a Nick:
- Senti, cocco, chiunque tu sia o ti creda di essere: se questo è un ennesimo scherzo tuo e di Brian, giuro che il giochino che hai in mano te lo faccio ingoiare. Do you understand?

- Ehi, Testatonda!- insiste AJ, impaziente di andarsene finalmente a riposare- Vieni o ti vengo a prendere per quel misero ciuffo giallo che hai in testa?

- Arriviamo, arriviamo!

Nick prega due gorilla di spalancare le transenne e far entrare le tre ragazzine nella zona off-limits. Poi, contentissimo, in quattro salti raggiunge gli altri, in compagnia delle sue ospiti.

Ale, che non ha peli su quella linguaccia che si ritrova, passa subito all’attacco:

- Ciao! Tu sei AJ? Caspita, sei ancora meglio che in foto!

E quel buzzurrone:

- Ciao! Tu sei Puffetta? Caspita, sei ancora meglio che in cartoon!

- …E sei anche più insopportabile di quel che temevo!- osserva Ale, ma lo dice come se fosse un complimento, o almeno, così sembra a AJ- Io mi chiamo Ale!

- E tu? Come ti chiami?- domanda Brian a Raffa, notando che la brunetta tenta in continuazione di nascondersi dietro la ragazza che Nick ha agganciato per prima.

- Raffa. Sei B-Rok, vero?

- Ehi, quello è il mio soprannome!

Nick, invece, è ancora concentrato sulla musa ispiratrice di tutto quel casino:

- Dany.

- E-eh?

- Il tuo nome. È Dany, no?

Evidentemente ha sentito le sue amiche chiamarla così.

- Già- gli sorride lei, in risposta.

Se le portano dentro con loro.

The MakerSygnoDray

BYE BYE

E nel frattempo…continuiamo a mettere le copertine, vero nerastri???

Grazie, comunque grazie di esistere, ci ricordate sempre come NON vorremmo essere.

Con una caterva di morti sulle coscienze.

E’ vero, potrete dire di aver fatto la storia di questo Paese, ma la storia di un Paese si deve scrivere per forza nel sangue?

“Equilibri internazionali” e anni di servilismo a baciare il didietro dell’America pensando alla Russia e al fatto che “tra correre e scappare…”, e questo è quello che abbiamo ottenuto! Neppure giustizia!

“Verrà un giorno…” disse il Padre Cristoforo manzoniano, levando un braccio minaccioso verso il Cielo, mentre, davanti a lui, Don Rodrigo gozzovigliava.

Verrà un giorno?

M.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/14/agosto-italicus-delitto-alinovi-bianca-macero-corpi-reato-della-bologna-nera/197147/

Lucio è una rondine.

Lucio adesso vola. Ci mancherà, ma noi non mancheremo a lui, lo so.

Dicono di averti visto molte volte, per le vie del posto da dove vengo, a fare la spesa, oppure a cantare per gli Angeli…

Dicono di averti trovato nudo, seduto a terra contro il muro del corridoio dell’albergo che mangiavi una mela con sguardo allucinato, là, fuori dalla stanza in cui Tenco era morto, quella notte sanremese di molti anni fa…

Dicono che tu appartenevi al posto da dove vengo…

Come me…che amo e vivo per la musica…Come te.

Vola, Lucio. Questa terra ti ha amato e quell’angelo, che tu immaginavi di essere, troppo presto, ti ha preso.

Ci rimarranno per sempre le tue canzoni, quelle che parlavano di tempo, di speranza, di povera e grande vita…la tua. Che spesso è stata anche la nostra. Ma è così, con i poeti, riescono, pur essendo se stessi, ad essere tutto il mondo.

Questo eri, Lucio.

Adesso, mi piace pensarti una rondine, di quelle che arriveranno tra poco…così posso ancora aspettarti.

Ciao.

The Very Sad M

I RAGAZZI DELLA VIA PAL


NEMECSEK

 Ho visto la vita sfuggirmi di mano
e l'acqua bagnarmi la pelle.
Tre volte son stato ferito:
per caso, per necessità, per onore.
Mi prende adesso il Signore
e mi bacia la fronte di neve,
quel giglio che tanto si duole
non poter rivedere più il sole. 
Quando al suono di un organino
sbadigliavo sui banchi di scuola
e sbuffavo come uin porcellino
col tabacco da naso alla gola,
non sapevo, ignoravo davvero
che il Fato scegliesse un bambino.
Si risolse questo mistero
con la fine del mio cammino. 
 Al Campo! Al Campo! Al Campo!
La cara mia Patria è salvata!
Io, oggetto di prepotenza,
della vittoria son stato l'essenza. 
 Ma a cosa mi giova, a cosa è servito,
ora che Morte mi ha schiuso le porte,
lasciare le braccia di mamma Mirà
per gettarmi di peso in quelle di Ats?
Suona la tromba, Boka, con me,
suonala ora che sto ancora con te
e devi farlo anche se non ti compete,
anche se in bocca hai nascosta la sete. 
 Ora che il tempo mi toglie la voce
e il cuore mi gela il respiro,
mi trattano tutti come un eroe,
esaltando una morte precoce.
 Perdono quelli lì, dello Stucco,
col mio povero nome insultato.
Perdono mia madre, povera donna, 
dal suogrembo, per sempre, staccato. 
E il piccolo, coraggioso Ernesto,
chiuse gli occhi, senza un lamento. 
Come aveva fatto quel giorno,
sprofondando nel lago, per fare presto.  
TheMakerSygnoDRAY 

I RAGAZZI DELLA VIA PAL

CSELE

Faccio sì e no un passo, poi mi fermo.
Sapete, son le scarpe nuove, fanno male.
Dieci cravatte, otto son le giacche.
Sette i calzoni ed un berretto nuovo.
Diceva Gereb:"Gettalo sui dolci!"
Non mi conviene, e forse non sta bene.
Tutti lo sanno, che non sono un vile.
Sono solo un innocuo elegantone.
 
Mia sorella, amici dello Stucco,
ha cucito ieri sera la bandiera.
Barabas ha completato la ficata
scrivendo sopra: "Onore, Glorria e Libertà".
 
Perchè il partito è solo una burletta,
tenuta in piedi da quattro ignoranti
e non mi importa di quello che sproloquiano.
Oddìo, avrò macchiato le mie scarpe?
Ma oggi, lei finirà l'altra bandiera,
quella che non può essere derisa,
sventolerà domani, in cima alla Fortezza
e sul Campo riderà
ad ogni soffio di brezza.
                                                                                                                                              TheMakerSygnoDRAY 
 

I RAGAZZI DELLA VIA PAL

                                        

        

BOKA    

Nella scuola di giorno
deserto di notte
ero da tutti stimato un eroe.
Mentre io, questa volta,
vi chiedo il permesso
di piano gridare.
Io, Giovanni, deploro
la Società dello Stucco
io generale d'armata,
oggi ho scoperto
di essere niente.
Io paciere, io serio, io
che ho lasciato cadere l'inchiostro rosso
come fosse sangue.
Per me non ci sarà la morte,
nessun angelo portafortuna a liberarmi
Solo il freddo della sera,
l'ultima vista delle cataste,
le mie Fortezze.
Niente piani di guerra,
nè manovre complicate,
ma l'inferno della vita che ti ruba le passioni.
Io il capo, io saggio, io
ho la tasca bagnata d'inchiostro rosso
come fosse sangue.
Non mi bastano i ricordi,
nè il dolore che ho provato quella sera,
quando vidi tra i nemici uno di noi.
e anche allora non mi uccise lo sgomento,
mi rimisi in piedi presto,
per attaccare al tronco il mio ideale,
un manifesto del coraggio
contro il più vile dei peccati.
Io calmo, io prudente, io
Anche le mani son sporche d'inchiostro rosso
come sporche di sangue.
Infine l'ultimo sfogo di questo testamento,
in questa notte di rovina e pianto,
è il pentimento di un onesto
che nella piccola vita che finora ha trascorso,
ora prova dolore per l'unica bugia
che ha dovuto dire al piccolo Ernesto:
"Quando guarirai,
tornerai al Campo!"
Io sveglio, io severo, io
Il mio cuore è invaso di inchiostro rosso,
inondato dal sangue.
                                                                                                                                                                                                      The MakerSygnoDRAY
 

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